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Le lesbiche ugandesi alle 5 giornate lesbiche (5GL) Stampa E-mail
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Scritto da Sarah   

bandiera_ugandacinque giornate lesbicheAlla Casa Internazionale delle donne di Roma, dal 2 al 6 giugno si sono svolte le “5 giornate lesbiche – mutamenti, autorappresentazioni, progettualità” e in particolare giovedì 3 giugno si è tenuto l'incontro con Kasha Jaqueline Nabagesera, presidentessa dell'associazione ugandese Farug (Freedom and Roam Uganda) curato dal gruppo separatista 'Pianeta Viola' di Brescia.


L'incontro è iniziato con la visione di un documentario girato dal vivo intitolato “Kuchus of Uganda”, dove il termine 'kuchus' è traducibile con 'stesso, medesimo' ed è utilizzato da lesbiche e gay per indicare l'omosessualtà in modo velato e non comprensibile dall'esterno, è proseguito con il racconto della condizione delle donne e delle lesbiche in Uganda e terminato con domande delle intervenute. Infine scroscianti applausi per una donna coraggiosa che, a rischio della vita, lotta per il diritto all'esistenza delle lesbiche e per la libertà in Uganda.

L'organizzazione farug_facebook
Kasha è la presidentessa dell'associazione LGT di Kampala “Farug”: Freedom and Roam Uganda, la quale a sua volta fa riferimento all'associazione SMUG (Sex Minorities Uganda) che coordina i gruppi di sostegno di lesbiche, gay e transgender.
Farug è nata nel 2003 con l'intento di offrire aiuto alle persone LGT ugandesi e il loro primo intento strategico è stato quello di cercare alleanze all'interno e al di fuori del Paese, il lavoro è proseguito con il tentativo, riuscito, di unire i propri sforzi con quelli del movimento delle donne e le femministe, sino a partecipare al Forum Femminista Ugandese e al Forum Femminista Africano.
Attualmente l'associazione sta facendo una strenua opposizione alla nuova proposta di legge che introduce la pena di morte per le persone omosessuali.
Un nuovo progetto dell'associazione è quello di aiutare le madri single indigenti.

Kasha_Nabagesera La condizione delle lesbiche in Uganda

L'omosessualità in Uganda è un reato punibile con la reclusione dai 10 anni all'ergastolo.
Gli omosessuali maschi quindi spesso preferiscono sposarsi e condurre una doppia vita.
Le lesbiche sono costrette al matrimonio e violentate dai mariti, quando sono visibili possono subire stupri correttivi, pratica incoraggiata dalle stesse famiglie delle vittime, ritenendo che il lesbismo sia dovuto alla mancanza di occasioni di avere relazioni con uomini, le ragazze riconosciute come lesbiche possono essere espulse dalla scuola e perciò avere maggiori difficoltà a trovare un lavoro e rendersi indipendenti dalla famiglia che molto spesso le rifiuta, ed essere quindi costrette a prostituirsi per poter sopravvivere.
Le associazioni LGT in Uganda sono illegali e per operare devono mantenere l'anonimato, le loro sedi sono costituite da case private soggette agli assalti e alle aggressioni della polizia.
Non solo la classe politica e i rappresentanti religiosi si scagliano contro la comunità omosessuale, ma anche gli esponenti dell'informazione e le stesse famiglie per le quali l'omosessualità dei parenti comporta vergogna e rifiuto sociale.
I medici, da cui ci aspetterebbe maggiore apertura mentale e un approccio scientifico il più possibile scevro da pregiudizi, affrontano la questione dell'omoerotismo in termini di morale religiosa o con riferimenti a teorie psicanalitiche ampiamente criticate e di cui si è  più volte in passato dimostrata la limitatezza. Nelle discussioni pubbliche è  la sessualità maschile quella a cui si fa riferimento, mentre quella femminile non viene presa in considerazione data la condizione di subordinazione nella quale si trovano a vivere le donne.
Proprio per questi motivi d'altra parte, sono le lesbiche ad essere in prima linea nelle battaglie per i diritti e sono loro a parlare in pubblico per perorare la causa dell'omosessualità: i gay infatti nei comizi vengono derisi e insultati a tal punto che è loro impossibile parlare perchè nell'immaginario comune abdicano al loro status privilegiato di maschi per assumere il ruolo sottomesso tipico della donna mentre le donne, pur venendo considerate inferiori e oggetti sessuali sono, almeno in parte, ascoltate. 
La criminalizzazione dell'omosessualità è un retaggio dell'antico codice penale anglosassone; prima dell'arrivo delle missioni religiose (1887) in Uganda i rapporti omoerotici non erano né immorali né illegali; i religiosi cristiani hanno portato con sé un sistema di valori che vedeva la sessualità come esclusivamente procreativa e quindi l'omosessualità come un peccato da debellare. La colonizzazione inglese trasforma in reato un comportamento divenuto immorale che precedentemente per gli indigeni era perfettamente normale, ciò è confermato anche dal fatto che in alcune tribù africane dell'Uganda che hanno conservato la tradizione delle donne-marito, cioè  coppie di spose che costituiscono un'unione assimilabile ai nostri matrimoni, composte da due donne.
Il 3 giugno del 1993 Papa Giovanni Paolo II, in visita in Uganda celebrò il martirio, avvenuto nel secolo precedente, di 22 ugandesi morti per la loro fede.  Ciò che era avvenuto circa un secolo prima era questo: al loro arrivo nel Paese i primi missionari cristiani appresero che l'harem del regnante era costituito da 22 uomini i quali, convinti dai religiosi occidentali si rifiutarono di continuare ad essere gli amanti del sovrano e furono da lui uccisi. Assursero quindi al ruolo di martiri in quanto difesero la loro nuova fede, che proibiva l'omoerotismo, anche a scapito della vita.
I missionari non si preoccuparono di convertire alla moralità le 22 concubine femmine del medesimo re, perché la loro condizione era quello di sottostare all'eterosessualità obbligatoria, sottomettendosi all'autorità del "maschio regnante".
L'opera di conversione dei missionari cristiani preparò il terreno all'introduzione di un diritto penale che punisce l'omosessualità.
Nonostante l'opposizione generalizzata, il movimento LGT ha trovato nelle femministe delle alleate: lesbiche e femministe, dopo un primo momento di diffidenza, portano avanti una lotta comune contro le discriminazioni e per la libertà in Uganda, e infatti se all'esterno l'associazione Farug chiede l'appoggio dei Capi di Stato e di Governo contro la promulgazione della nuova legge che introdurrebbe la pena di morte per gli 'atti contro natura', in politica interna le lesbiche possono giovarsi dell'appoggio e dell'aiuto del movimento delle donne: oggi la difesa delle persone omosessuali fa parte della Carta dei Principi Femministi Africani.
Farug è un' associazione che riunisce Lesbiche, Gay e Transgender, ma al suo interno le lesbiche hanno creato un ambito separatista, consapevoli della lotta comune che unisce le donne e delle differenze che intercorrono tra le necessità degli uomini gay e le diverse richieste delle lesbiche. Inoltre la pratica degli stupri correttivi fa sì che gli uomini siano spesso temuti dalle lesbiche, le quali si trovano più a loro agio in gruppi di sole donne.
foto_kashaAttualmente le lesbiche ugandesi sono punibili con la pena reclusione, purchè colte in flagranza di reato, una nuova proposta di legge presentata in Parlamento e benedetta dalla Chiesa Evangelica prevede invece la pena di morte (vi sono contrasti sulla scelta delle modalità: essendo l'impiccagione considerata una immeritata concessione alcuni optano per un metodo più cruento come la fucilazione) e la possibilità che la punizione sia comminata anche in assenza di flagranza ma semplicemente su delazione dei conoscenti, oltre all'accusa di complicità per chi non denuncia amici o parenti omosessuali. La motivazione di tale recrudescenza starebbe nel tentativo di ostacolare l'ascesa al potere degli omosessuali, i quali avrebbero l'intenzione di condurre il resto della popolazione verso l'omosessualità e di salire al potere attraverso la distruzione della famiglia tradizionale e la pratica dell'aborto, questo a quanto risultato in sede di discussione.
L'associazione Farug, in collaborazione con le altre 30 associazioni LGT ugandesi, attualmente è riuscita ad ottenere il sostegno dei Capi di Sato di Stati Uniti, Francia e Germania, Paesi che hanno relazioni commerciali con l'Uganda, e l'assicurazione che se la proposta di legge verrà approvata dal Parlamento, i rispettivi Stati interromperanno ogni rapporto economico con l'Uganda. L'opposizione a questa proposta trova anche l'appoggio dei gruppi femministi ugandesi.


Sarah per Globales

L'indirizzo internet del sito di FARUG:  http://www.faruganda.org/
L'indirizzo internet del sito di SMUG: http://www.sexualminoritiesuganda.org/
L'indirizzo internet dove trovare il racconto del viaggio in Uganda di Manuela del Pianeta Viola, dove ha conosciuto Kasha: http://www.listalesbica.it/content/index.php?module=pagemaster&PAGE_user_op=view_page&PAGE_id=586
L'indirizzo internet del Pianeta Viola dove continuare a seguire ciò che accade in Uganda: http://pianetaviola.blogspot.com/2010/06/il-pianeta-viola-e-luganda.html

 

 

Cenni storici, fonti, links e precisazioni:

Mwanga - Re del Buganda: storia generale su Wikipedia (in inglese): http://en.wikipedia.org/wiki/Mwanga_II_of_Buganda#Claim_to_the_throne

La versione della Chiesa Cattolica sui Martiri Ugandesi:
Santi e Beati della Chiesa Cattolica http://www.santiebeati.it/dettaglio/93398
La Chiesa cattolica venera quali Santi Martiri Ugandesi un gruppo di ventidue servitori, paggi (leggasi cortigiani maschi amanti del re) e funzionari del re di Buganda, nell’odierna Uganda, convertiti al cattolicesimo dai missionari d'Africa del cardinale Charles Lavigerie, i cosiddetti “padri bianchi”, che vennero fatti uccidere in quanto cristiani (ovvero perché l'omosessualità era contronatura per la nuova fede e si rifiutavano di fare il loro mestiere di cortigiani)sotto il regno di Mwanga II (1884-1903) tra il 15 novembre 1885 ed il 27 gennaio 1887.
Papa Benedetto XV beatificò questi gloriosi martiri il 6 giugno 1920 ed infine furono canonizzati l’8 ottobre 1964 dal pontefice Paolo VI.
Sito del Vaticano http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xv/briefs/documents/hf_ben-xv_briefs_19200606_africam-quisnam_it.html
Ma a questo si aggiunse un altro e maggiore motivo di ostilità che indusse il re Muanga a perseguitare i cristiani: il fatto che, avendo egli, sotto la nefasta influenza maomettana, iniziato ad indulgere a vizi contro natura, il che conduce ad ogni sfrenatezza, non ottenne mai che i giovani cristiani che frequentavano la reggia compiacessero ai suoi desideri. Così, ciò che doveva costituire motivo di gloria per la religione si mutò a danno della religione stessa. Iniziarono così i massacri, e Muanga dichiarò al primo ministro di voler mettere a morte tutti coloro che pregavano: con questa bellissima circonlocuzione venivano designati i nostri. Non si sa con certezza quante vittime care a Dio furono immolate in questa persecuzione; fu splendido sopra tutti, come dicemmo, il martirio di ventidue negri, che si possono distinguere in due gruppi, in relazione al tipo di pena capitale subita: gli uni, in numero di tredici, furono bruciati vivi; gli altri nove vennero uccisi con diversi generi di supplizio.
Santi Ugandesi http://it.arautos.org/view/viewPrinter/16362-santi-carlo-lwanga-e-12-compagni-martiri
Fece un certo scalpore, nel 1920, la beatificazione da parte di Papa Benedetto XV di ventidue martiri di origine ugandese, forse perché allora, sicuramente più di ora, la gloria degli altari era legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura. In effetti, si trattava dei primi sub-sahariani (dell'"Africa nera", tanto per intenderci) ad essere riconosciuti martiri e, in quanto tali, venerati dalla Chiesa cattolica. 
Essere cattolico e per di più catechista, aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e aver difeso a più riprese i giovani paggi dalle "avances" sessuali del re. Giuseppe Mkasa Balikuddembè apparteneva al clan Kayozi ed ha appena 25 anni.

 

*Le reali ragioni della legge che criminalizza l'omosessualità in Uganda: http://www.huffingtonpost.com/ariel-rubin/ugandas-anti-homosexualit_b_397090.html (Un’ampia maggioranza della popolazione ugandese crede che l’omosessualità vada criminalizzata, ed è opinione condivisa tra i cittadini, i politici e gli esponenti delle varie religioni che l’omosessualità sia un atto inumano da sradicare, infiltratosi in Uganda a causa dell’occidente che l’ha esportato e che recluta omosessuali nel Paese)

*La proposta di legge: La novità nella proposta di legge di Bahati riguarda la pena per coloro colpevoli di atti omosessuali che è portata da 14 anni all’ergastolo e, come se ciò non bastasse, prevede la pena di morte per coloro che commettono atti omosessuali con minori o se malati di HIV.

*La posizione delle Chiese sulla legge che prevede l'ergastolo e/o la pena di morte: Alla fine di dicembre, le Chiese cristiane in Uganda organizzate nel Uganda Joint Christian Council che comprende cattolici, protestanti, anglicani e pentecostali, si sono espressi fortemente a favore della legge. I leader religiosi si professano per definizione contrari alla pena di morte ed invitano a ridurre la pena capitale al carcere a vita. Tuttavia si trovano pienamente d’accordo con il punire gli omosessuali e identificare l’omosessualità come un peccato davanti a Dio e inaccettabile nella società. Da dicembre gli esponenti delle Chiese cristiane sono impegnati in una campagna contro chiunque protegga i gay e hanno apertamente criticato i governi occidentali che hanno espresso dissenso – tra cui gli Stati Uniti, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Svezia che ha minacciato di sospendere gli aiuti economici – accusandoli di interferire con la sovranità dello stato http://thepulpit.freedomblogging.com/tag/uganda-joint-christian-council/ http://www.monitor.co.ug/News/National/-/688334/830478/-/wgmsue/-/ind%20ex.html

* tratto da "Uganda: la legge draconiana contro l'omosessualità" http://cgiampietri.wordpress.com/2010/01/12/uganda-legge-draconiana-contro-gli-omosessuali/


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Giugno 2010 22:12
 

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