| Coming out e outing di lesbiche italiane nel corso della storia |
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| Globales - Italia |
| Scritto da Cristina per Globales |
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Storie di donne che raccontandosi svelano le loro passioni come nel caso della Contessa Cicogna che in un'intervista parla della sua lunga relazione con Florinda Bolkan, o come di Cordula Poletti che nelle proprie opere rivela il suo amore per Sibilla Aleramo e che come riferisce la cronaca dell'epoca fu anche l'amante di Eleonora Duse. Racconti di vite di coppia serene come quello fra Giuni Russo e Maria Antonietta Sisini, ostacolate nel loro percorso artistico per una ripicca da parte della produttrice Caterina Caselli, e storie di coppie lesbiche finite drammaticamente negli articoli di cronaca nera come quella di Rosa Vercesi che uccise l'amante per motivi passionali, preferendo scontare l'ergastolo come ladra piuttosto che definirsi lesbica. Cronache di discriminazioni subite da donne dall'aspetto mascolino come la motociclista Vittorina Sambri, vincitrice della Coppa dell'Adriatico e per quello ostacolata dai colleghi maschi, e addirittura picchiata per il suo orientamento sessuale e dimenticata a causa del suo lesbismo da amici e parenti nonostante che il suo nome sia scolpito negli annali del motociclismo italiano. Donne fiere della loro omosessualità che sono state fondatrici del movimento omosessuali come Mariasilvia Spolato, la cui fotografia finì su Panorama e a causa delle sue lotte e della troppa visibilità ottenuta, venne licenziata dalla Scuola pubblica finendo "clochard" in un'Italia irriconoscente che troppo presto si è scordata di lei e del suo contributo alla causa LGBT.
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Caterina de' MediciCaterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, meglio nota come Caterina de' Medici (Firenze, 13 aprile 1519 – Castello di Blois, 5 gennaio 1589), fu regina consorte di Francia dal 1547 al 1559 come sposa di Enrico II di Francia.Una leggenda nera che la perseguita da tempo immemorabile ne ha fatto una persona austera, attaccata al potere e persino malvagia. Caterina de' Medici è stata poco a poco rivalutata dagli storici che oggi riconoscono in lei una delle più grandi regine di Francia. Il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo tuttavia contribuisce ancora oggi a farne una figura controversa. In una sua opera Pierre de Bourdeille, abate di Brandome, ci ha consegnato una dettagliata descrizione dei "vizi" correnti dell'epoca, anche l'amore di donna con donna, diffuso allora specialmente in Spagna e in Francia. dove Spicca la figura di Caterina de' Medici, definita dal Brandome "dame de qualité".
In Vies des dames galantes (1583-84, Vite delle dame galanti) note anche come: Mémoires de messer Pierre de Bourdeille contenant les vies des dames illustres de son temps (postume, 8 voll, 1665-66, Memorie di messer Pierre de Bourdeille, signore di Brantôme, contenenti la vita delle dame illustri del suo tempo; fatti guerreschi, mondani e scandalosi del sec. XVI e, in particolare, della corte di Caterina de' Medici), si affermava che la nobile dama avesse trasportato in Francia la moda delle relazioni sessuali fra donne.
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Suor Benedetta CarliniBenedetta Carlini (1591-1661) è stata una suora cattolica mistica e lesbica, vissuta nel periodo della contro-riforma in ltalia nel corso del secolo sedicesimo e diciassettesimo. Judith Brown racconta la sua vita negli Immodest Acts (1986)). La regista e drammaturga canadese Rosemary Rowe ha scritto un dramma sulla sua relazione con Suor Bartolomea,"Benedetta Carlini: Lesbian Nun of Renaissance Italy".
Benedetta Carlini è nata in una famiglia di classe media che le comprò un posto in un convento ragionevolmente confortevole, il Convento della Madre di Dio, a Pescia (Pistoia). Quando aveva trent'anni, Benedetta è stata badessa del convento, fino a quando ha raccontato una serie inquietante di visioni in cui gli uomini stavano cercando di ucciderla. Temendo che Suor Benedetta fosse stata molestata da entità demoniache, le altre sorelle assegnarono Suor Bartolemea alla sua cella per starle accanto. Successivamente grazie ala presenza di Bartolomea, le visioni più inquietanti di suor Benedetta cessarono, anche se raccontava ancora di presunte apparizioni soprannaturali.
Il Papato della Controriforma venne a conoscenza di queste apparizioni di Suor Benedetta, per cui vennero presi provvedimenti per subordinare questi mistici potenzialmente problematici, specie se mostravano segni dii indipendenza o 'spiritualità eretiche'. Ill Pagato fece tre a quattro visite al convento, ed interrogò Suor Bartolemea che riferì che lei e Benedetta erano amanti. Secondo Bartolemea, quando suor Benedetta faceva l'amore con lei, entrambe avevano visioni ed esperienze mistiche che anche suor Benedetta aveva in precedenza descritto.
Secondo Brown, non può essere stato il lesbismo di Benedetta che ha portato alla privazione del titolo di badessa e alla definitiva prigionia, quanto piuttosto il suo egoismo. Tuttavia, l'ammissione di Bartolemea fu sufficiente a far mettere sotto controllo Benedetta per i restanti 35 anni della sua vita. Morì nel 1661, mentre la sua ex amante, suor Bartolomea, morì un anno prima, nel 1660.
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Lina Cordula PolettiLina Poletti, nata Lina Cordula Poletti 1885 -1971, di Ravenna, è stata una femminista italiana, spesso descritta come bella e ribelle, incline ad indossare abbigliamenti maschili, oggi conosciuta anche per la sua relazione lesbica con la scrittrice Sibilla Aleramo e con l'attrice Eleonora Duse.
La Poletti è stata una delle prime donne in Italia a dichiarare apertamente il proprio lesbismo, senza veli, lo dichiara Alessandra Cenni, che ha dedicato a Lina Poletti il saggio "Un'Amazzone italiana" nel libro "Fuori della norma", dedicato alle lesbiche italiane nel primo Novecento, pubblicato nel 2008 da Rosenberg & Sellier.
Alessandra Cenni aveva pubblicato già nel 1982 le "Lettere d'amore" che indirizzo' alla "fanciulla maschia" la scrittrice Sibilla Aleramo (Savelli, 1982).
La relazione con l'Aleramo inizia nell'aprile 1908 , quando le due donne si conobbero al Congresso Nazionale delle Donne Italiane, condividendo le stesse idee femministe, il rapporto, appassionato e sincero, da entrambe le parti, si concluse dopo un anno; Sibilla Aleramo, dopo l'uscita del suo famoso romanzo "Una donna" continuò a partecipare attivamente al movimento di emancipazione femminile e divenne una delle più famose e lette scrittrici italiane.
La Poletti, in anni più recenti, è stata studiata per la modernità delle sue visioni sulla libertà delle relazioni omosessuali, e di quando Sibilla conobbe Lina, innamorandosi di lei, abbandonando la sua relazione con Giovanni Cena, scrittore e suo compagno di vita, fino a quel momento.
Sibilla Aleramo cerca di convincere la Poletti, nelle sue lettere, della possibilità di amare entrambi nello stesso tempo, ma Lina non accetta questo compromesso e la lascia.
Lina conobbe quindi Eleonora Duse, attrice tra le più acclamate del suo tempo, che stava attraversando, in quel periodo una crisi creativa, le due viaggiano molto e vivono insieme a Roma, Firenze, Venezia.
A Venezia frequentano Max Reinhardt, Rainer Maria Rilke, Hugo Von Hoffmanshtal, la relazione tra le due è molto appassionata, ma tormentata, tanto che dopo due anni termina con una violenta lite e successivi strascichi legali a proposito della restituzione dei manoscritti a cui la Poletti stava lavorando, drammi teatrali, che avrebbero dovuto riportare la Duse sulle scene. La conclusione della storia produsse una profonda ferita in entrambe.
Alla fine della vicenda con la Duse, la Poletti continuò la sua attività letteraria, scrivendo un Poemetto alla Guerra ed alcuni saggi dedicati a Dante, Pascoli, Carducci, continuando ad occuparsi, sia nelle opere che nella sua vita privata, della causa per l'emancipazione della donna.
Morì a Sanremo nel 1971.
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Renata BorgattiRenata Borgatti (Bologna, 2 marzo 1894 – Roma, 10 marzo 1964) è stata una pianista italiana.
Figlia del tenore wagneriano Giuseppe Borgatti, studiò come ballerina, ma abbandonò la danza per diventare concertista di pianoforte, specializzandosi nel repertorio di Claude Debussy.
Omosessuale dichiarata, nel 1918 si stabilì a Capri, dove essendo presente una folta comunità di persone omosessuali il suo stile di vita destava meno scandalo che altrove. Qui ebbe una breve relazione con Mimì Franchetti, una delle più celebri bellezze mondane dell'epoca.
Dopo la fine della storia, la Borgatti conobbe nel 1919 la pittrice Romaine Brooks, che fu sua amante e che ce ne ha lasciato un intenso ritratto.
Nel 1920 Renata Borgatti lasciò Capri (e la Brooks) per perseguire la sua carriera in Europa.
Negli anni Venti si esibì spesso con la violinista Olga Rudge. Le due lavorarono spesso assieme, nonostante l'amante della Rudge, Ezra Pound, all'epoca critico musicale, liquidasse il suo modo di suonare come "strimpellare".
In un secondo momento fece coppia stabile con Clara Haskil.
Dopo avere abbandonato i palcoscenici si diede all'insegnamento della musica.
Morì a Roma, di leucemia, nel 1964, mentre intorno a lei i suoi allievi eseguivano, secondo un desiderio da lei espresso, la Passione secondo Matteo di Bach.
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Vittorina Sambri (1891-1965)Vittorina o Vittorio? Era questo l'interrogativo dei centauri maschi che non capivano come una donna potesse andare più forte di loro. Erano gli anni '20 e Vittorina, motociclista di Ferrara, vinceva le corse suscitando invidie e cattiverie". Così ha scritto Marco Mainardi su Il Giorno nel dicembre 2000, ricordando il nome di Vittorina Sambri tra le "storie rosa su due ruote". E anche il generale Ettore Perdicchi, già novantenne, pioniere negli anni '20 del motociclismo romagnolo, raccontava: «Quando quella lì veniva a Rimini per la Coppa dell'Adriatico, Le correvamo dietro sulla spiaggia facendo finta di scherzare, per vedere se capitava l'occasione di svelare il segreto".
Ettorina Sambri detta Vittorina è stata la prima donna campione di motociclismo in Italia. Nata a Vigarano Mainarda nel 1891, prima di correre in motocicletta, esordisce gareggiando in bicicletta sui velodromi e sulle piste in terra battuta, partecipando alle principali «corse su pista per signorine" che si tengono a Ferrara e dintorni dal 1911, e poi oltralpe, a Parigi, nell'aprile 1913. Durante queste prime gare, la Sambri suscita la curiosità del pubblico: tutti vogliono vedere questa singolare ragazza, dalle fattezze e dagli abiti così lontani dalle toilettes delle signorine del tempo, che cavalca "la sua macchina" indossando jupe-culotte e maglietta, con il viso da giovanetto. Anche per questo aspetto efebico molti fanno illazioni sul sesso di Vittorina, che per di più nella vita privata preferisce relazioni con persone del proprio genere. Si racconta, anzi, che la Sambri, sorpresa vicino Ferrara in compagnia della «morosa", fu persino picchiata e che per i suoi orientamenti sessuali abbia subito l'ostracismo da parte della famiglia: ancora oggi, sembra che nessuno dei parenti desideri ricordarla e a Ferrara pochi conoscono il suo nome e le sue imprese.
Dopo i buoni esordi nel ciclismo, Vittorina Sambri passa presto al motore, seguendo il circo viaggiante dei corridori professionisti che si spostano ogni settimana da un capo all'altro del nord Italia. È così che nel luglio 1913, corre nel Premio Ferrara, in cui giunge per ben due volte seconda, e ancora in agosto si cimenta in una sfida a due sull'ippodromo di Faenza, contrapposta a un pilota di buon valore, Antoniazzi di Padova. I quotidiani ferraresi di questi anni seguono con interesse le imprese di Vittorina, "intrepida donna" che mostra un coraggio «non comune nel mondo femminile e forse neanche... in quello maschile». Accade spesso, tuttavia, che siano proprio i colleghi maschi a non prendere abbastanza sul serio quel coraggio e quelle capacità della Sambri. Proprio nella gara di Faenza, infatti, il rivale Antoniazzi raccoglie la sfida di Vittorina accettando di battersi a cuor leggero, «illudendosi di rimandare a far la calza in due e due quattro, quell'impeninente che non voleva stare al suo posto». Le cronache locali, invece, raccontano con trepidazione quella giornata sulla pista di Piazza d'Armi, mettendo in luce la determinazione e il grande spirito sportivo della giovane motociclista che strappa la vittoria all'avversario: «Antoniazzi si mantiene in testa per i primi dieci giri, la Sambri, sempre correttissima, tenta di sorpassarlo, specie nelle curve. Finalmente par riesca, rasentando lo steccato, a penetrare fra il medesimo e il motore dell'Antoniazzi. Questi non le lascia il tempo di proseguire e le si stringe addosso costringendola a passare la linea di demarcazione e a percorrere un breve tratto sull'erba. Causa tale irregolarità, la corsa viene annullata. Alla ripresa-, nei primi giri l'Antoniazzi è in testa, ma non vi si mantiene molto, sorpassato dalla Sambri; questa si piazza tosto rasente allo steccato e non lo abbandona più. La vittoria è cena. Essa compie i dieci chilometri in minuti 7,31 e giunge prima con un buon vantaggio sull'Antoniazzi. È vivamente applaudita».
I successi ottenuti, il carattere aperto e leale, la simpatia e lo spirito cameratesco di Vittorina attraggono sia l'interesse degli sportivi romagnoli - ma strabiliano i pubblici sportivi di tutta Italia - sia l'amicizia degli altri corridori di Ferrara e dintorni: fino a pochi decenni fa molti motociclisti della zona raccontavano di aver trascorso delle allegre serate con la Sambri, a bere e a parlare di motori.
Dopo la vittoria di Faenza, le gare proseguono. Nel 1914, nel circuito di Cremona, nella classe 350 Vittorina conquista il secondo posto, tenendo testa al grande campione Miro Maffei - a cui contesta fino all'ultimo giro la palma della vittoria - e, nel 1920, affronta l'eliminatoria con Borgatti ai campionati motociclistici di Bologna. Proprio a partire da quest'ultima competizione, la Sambri partecipa alle gare in sella ad una motocicletta Borgo 500 monocilindrica, costruita a Torino, in grado di raggiungere la velocità massima di 95 km orari.
Non è noto l'anno in cui Vittorina Sambri ha interrotto l'attività sportiva, ma si hanno notizie dell'impegno che la campionessa ferrarese continua a mantenere nell'ambito delle gare: negli anni '50, insieme al fratello Romeo, anch'egli campione italiano su pista di mo-tociclismo, Vittorina gestisce la concessionaria della moto Guzzi prima in via Garibaldi, poi in via Borgoleoni a Ferrara. Si racconta che chi entrava nel suo negozio si trovava di fronte ad una donna che vestiva sempre con abiti maschili, capelli di taglio maschile e l'eterna sigaretta tra le labbra.
Impegnata fino alla fine nella passione dei motori con il fratello Romeo, Vittorina Sambri scompare in silenzio nel 1965.
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Nietta ApràNietta Aprà (Milano, 1905 – Cinzano, 1990) è stata una storica dell'arte, scrittrice e saggista italiana. È stata tra le prime storiche dell'arte italiane ad occuparsi di storia del mobile e in generale delle arti decorative minori. Tra le sue opere vanno ricordati i volumi sugli stili del mobile pubblicati da De Agostini e poi tradotti sia in francese che in inglese. I suoi diari, attualmente inediti, scritti con grande sensibilità raccontano con mirabile attenzione e poesia i luoghi della sua vita.
Partner per 40 anni della traduttrice Linda (Flafi) Mazzuccato, non hanno mai fatto mistero della loro relazione, che hanno vissuto pubblicamente anche durante il periodo fascista.
Sulla base dei diari che raccontano questa storia d'amore,i la regista Gabriella Romano ha tratto il film Pazza d' azzurro (GB 1996).
Nietta Aprà, in una sorta di outing «fuori tempo massimo», verrà sepolta con i pantaloni «da uomo»
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Rosa VercesiNel torrido agosto del 1930 Torino fu scossa dall'atroce delitto di una giovane modista, Vittoria Nicolotti. Dell'omicidio fu accusata un'amica, Rosa Vercesi, e il movente ufficiale fu liquidato in una questione di soldi e nel sordido furto dei gioielli che il cadavere ancora indossava. Ma la Vercesi non confessò la propria colpevolezza che molti anni dopo. Fino ad allora, probabilmente, la trattenne la vera natura della sua relazione con la Nicolotti, quell'omicidio compiuto nell'accecamento della passione, e forse sotto l'effetto di stupefacenti. Le ombre che si allungarono su questa storia nella Torino del 1930 non sono tutte e sempre leggibili, se non da una riga all'altra, tra una riga e l'altra di quei verbali compilati dalla polizia fascista – polizia politica – chiamata per un caso che di politico nulla aveva, trattandosi dell'uccisione di una donna da parte della sua migliore amica, uccisione il cui movente oscillava pericolosamente tra delitto passionale e omicidio per furto.
Ecco quindi nell'affacciarsi della prima ipotesi la necessità che gli uomini fidati del regime mettessero subito ordine nella faccenda, riportando il tutto nello spazio sicuro del detto e non detto, del passar sotto silenzio quanto è più che sussurrato in una città emotivamente scossa, non dal delitto in sé, ma da quanto lascia intravedere.
In Corso Oporto al n° 51, in un appartamento elegantemente borghese, nell'agosto del '30 è rinvenuto il corpo senza vita di Vittoria Nicolotti, uccisa dall'amica amante Rosa Vercesi, che a seguito di questo sarà condannata all'ergastolo e solo dopo trent'anni verrà graziata "dopo essersi ravveduta".
Rosa Vercesi negherà la passionalità del delitto (mi si perdoni il termine, ma le cronache dell'epoca e lo stesso linguaggio dell'imputata e degli avvocati girano intorno ai fatti con frasi tipo: "congresso contro natura").
In base a indizi solidi (ignorati allora per comodo) si capisce che la Vercesi preferì l'ergastolo certo e l'accusa di essere anche una ladra, pur di sottrarsi alla vergogna di essere esibita pubblicamente come bisessuale e amante di una donna libera, indipendente economicamente, viaggiatrice in quella Parigi culla di cultura e di scandali, dove altre donne libere si consentivano relazioni e amori tutt'altro che nascosti con l'altra come me. La verità appare evidente, molte canzoni e narrazioni si sbizzarriscono, ma alla finzione si sommano le tante ombre che spostano il centro dell'accaduto e sembrano favorire il silenzio.
Di Vittoria non ci sono fotografie, nessun ritratto di nessun tipo, e di Rosa solo una foto scattata al momento del suo arresto. Nel cimitero maggiore di Torino c'è una "lapidina" (dove qualcuno ha portato un fiore) con il nome di Vittoria
Giovanni Gronchi accolse il ricorso in grazia di Rosa Vercesi e fu scarcerata nel marzo 1959. Il motivo segreto, passionale, e' alla base del delitto, anche se le circostanze restano misteriose e affidate alle congetture. Ma dove fini' ROSA VERCESI dopo essere stata scarcerata a Trani in quel giorno di Pasqua del 1959? Non pare che le sorelle la riaccogliessero. Si disse che ando' per qualche tempo ospite da una contessa. Due dei suoi avvocati, ancora viventi quando ROSA usci', s'interessarono per farla ricoverare in un Istituto, ergastolo alternativo con facolta' di uscita, con meno chiavi e meno sbarre. Anche questa indicazione e' sicura per meta'. Ma non aveva denaro, ne' avrebbe piu' potuto - quantunque fosse intelligentissima e brava come agente di cambio - trovare un lavoro, con quel nome troppo famoso: un'istituzione di carita' resta l'ipotesi piu' probabile, probabilmente nel Vercellese.
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Maria Silvia SpolatoMaria Silvia Spolato, padovana d’origine, si era laureata a pieni voti in Scienze matematiche, e per un periodo aveva anche insegnato a Milano e tenuto collaborazioni alla Fabbri Editori. Poi erano venuti il ’68, le rivendicazioni, la militanza nella sinistra e nel movimento femminista. Lei, donna di ideali e di passione, non si era tirata indietro. Anzi, nella lotta politica ci si era buttata a capofitto. Ricorda ancor oggi le battaglie per la liberazione della donna, per la fame nel mondo, per i referendum e contro la partitocrazia.
Nell’ estate del ‘71 Maria Silvia Spolato, insegnante di matematica di origine padovana, fonda il FLO (fronte di liberazione omosessuale) che nel ‘72 confluisce nel F.U.O.R.I (fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) di cui diviene una delle dirigenti e redattrici del giornale del gruppo: il FUORI!.
Nel numero 5 del mensile intervista Simone de Beauvoir segnando così, la nascita della collaborazione delle donne lesbiche al mensile.
Daniela Danna in ‘Cronache recenti di lesbiche in movimento’ ci racconta:
“L'infrazione del silenzio e lo svelamento del segreto avvengono nei primissimi anni Settanta: è Mariasilvia Spolato a prendere per prima la parola, incarnando le aspirazioni di liberazione delle lesbiche che sono finalmente maturate nei movimenti sessantottini. Verrà, in seguito, cacciata dalla scuola pubblica con un pretesto. Perderà la ragione, finendo per vivere vagabondando. Come casa, ha i treni che percorrono l'Italia.[…]
Sempre suo sarà il primo coming out nell'ambito del femminismo, presentandosi alla manifestazione dell'8 marzo 1972 a Campo de' Fiori con il cartello: "Liberazione omosessuale". La sua foto finisce su Panorama in occasione di un reportage sul femminismo, intitolato "La donna domani", un'intervista a Simone de Beauvoir. […]
Scrive M. Consoli su fuorispazio.net: “Mariasilvia e' stata un personaggio di primo piano, di grande importanza e influenza sulle nostre origini e sull'indirizzo che andava assumendo negli anni ’70 l'omosessualita' italiana”
Con la famiglia d’origine i rapporti si erano interrotti da tempo. Il lavoro le garantiva di avere una autonomia personale, di non dover dipendere da nessuno. Finché lo ha avuto. «Un giorno, con una scusa, mi hanno messo alla porta. Il mio schierarmi politicamente dava fastidio», racconta. «Ho perso così il posto, pian piano ho finito i soldi, e da lì sono cominciate le mie storie. Dormivo da amici, perché non ero più in grado di pagarmi l’affitto. Vagavo di qua e di là, di città in città. La mia casa erano diventati i treni. Ormai mi conoscevano controllori e macchinisti di mezza Europa. Posavo il capo dove capitava. Mangiavo quello che riuscivo a procurarmi».
È iniziata così per Maria Silvia, lei che si era sempre dedicata alla lettura e allo studio, una laurea alle spalle e un passato pieno di amici e di incontri, la vita del vagabondo. Sulle gambe ne porta ancora i segni: gonfie, con incise per sempre le tracce di qualche scherzo stupido, forse quando dormiva negli anfratti o tra la sporcizia di un retrocortile. «Certo, mi sarebbe anche piaciuto uscirne fuori, trovarmi un posto dove andare a stare. Per sempre. Ma dove? Nessuno mi voleva più», le scappa di dire, dietro due occhioni spalancati.
Alla fine, Maria Silvia un posto l’ha trovato. Nel suo peregrinare è finita a Bolzano dove, di fronte ad una gamba che stava marcendo, l’hanno ricoverata all’ospedale. E qui ha saputo che la Caritas apriva, proprio nel centro della città, "Casa Margherita", una comunità per chi – come lei – era senza un tetto, una famiglia e un pezzo di pane da mangiare. «Ero stufa di vagabondare», dice. «Solo che fino ad oggi non avevo mai avuto la possibilità di smettere, di lasciare alle spalle il passato. E poi, avevo sempre paura di non essere più libera. E io invece voglio essere libera». Adesso Maria Silvia ha una casa e una famiglia. O meglio, più che una famiglia, una comunità, visto che insieme a lei, a "Casa Margherita", vivono un’altra dozzina di compagne, tutte con alle spalle storie più o meno come la sua. Tutte con un solo desiderio – a cui è legata la loro paura più grossa –: di non perdere quel letto e quel tetto, che per troppo a lungo non hanno più avuto. «Ora l’unica cosa che vorrei è che non mi mandassero mai più via da qui».
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Giuni RussoGiuni Russo, nome d'arte di Giuseppa Romeo (Palermo, 7 settembre 1951 – Milano, 14 settembre 2004), è stata una cantautrice e musicista italiana di musica sperimentale, forte di una vocalità fuori dal comune per potenza e originalità espressiva e sempre alla ricerca di nuove possibilità timbriche. Lascia la Sicilia nell’epoca delle prime contestazioni femministe per rendere degno servizio alla sua voce e per cercare anime affini. Trova il suo ideale in Maria Antonietta Sisini, destinata a diventare sua collaboratrice e compagna per sempre.
Per tutti gli anni settanta tenta di raggiungere una collocazione discografica degna del suo talento, incoraggiata dall'amica e compagna di vita Maria Antonietta Sisini, che ne diventa autrice e produttrice. Giusy Romeo diventa Junie Russo.
Dopo alcuni 45 giri che passano abbastanza inosservati, nel 1979 Alberto Radius la porta alla CGD, etichetta discografica milanese per la quale firma un contratto quinquennale. Nel 1981 esce quello che probabilmente è il suo lavoro migliore, dal titolo Energie, nel quale collaborano Franco Battiato e Giusto Pio: all'album, piuttosto all'avanguardia per arrangiamenti e utilizzo della voce, segue un singolo di enorme successo commerciale come Un'estate al mare (1982), che rimarrà la sua hit più famosa.
Negli anni successivi entra in contrasto con la sua manager Caterina Caselli Sugar e con tutta la CGD, che vuole esclusivamente produrla come cantante da 45 giri per il mercato estivo, nel tentativo di replicare il successo di Un'estate al mare, limitandola fortemente nella sua evoluzione artistica.
In questi anni difficili, l'artista, oramai emarginata dal mondo dello spettacolo e non solo per motivi artistici, intraprende un percorso spirituale che la porta a ispirarsi a Teresa d'Ávila e Giovanni della Croce per le sue nuove composizioni, tra cui spiccano La sua figura e La sposa, pubblicate nell'album Se fossi più simpatica sarei meno antipatica (1994), dove collabora ancora con Battiato.
Successivamente inizia a esibirsi con maggior frequenza in luoghi di cultura e di preghiera in cui lo spettatore è coinvolto esclusivamente dalla musica, dunque un'atmosfera ben lontana dai lustrini dello show-business che non fu certo la dimensione a lei più congeniale.
Malgrado ciò il suo pubblico avverte la sua mancanza nel mondo della discografia e tra mille difficoltà la Russo riesce a pubblicare ben due album dal vivo, l'ultimo dei quali realizzato nel 2002 con la Sony Music, colosso industriale che finalmente le dà carta bianca sulla direzione artistica da intraprendere.
È proprio questo il momento in cui l'artista scopre di essere irrimediabilmente ammalata di tumore, ma appare serena e risoluta grazie al suo percorso di preghiera e di fede, sfoggiando una straordinaria agilità vocale al Festival di Sanremo 2003: Pippo Baudo le consente di ritornare in gara dopo 35 anni con Morirò d'amore, arrangiata dall'amico di sempre Franco Battiato. Sanremo 2003 le restituisce una grossa visibilità: la Sony Music fa uscire altri due album, ma oramai è tardi. Giuni Russo muore il 14 settembre 2004 all'età di 53 anni.
Maria Antonietta Sisini
Maria Antonietta Sisini (Sorso, 1950) è una scrittrice, musicista e produttrice discografica italiana.
È famosa per essere stata compagna e collaboratrice artistica di Giuni Russo per ben 36 anni. Fra i numerosi brani scritti insieme vi sono: Morirò d'amore, presentata al Festival di Sanremo nel 2003, La sua figura, Alghero, Adrenalina, Limonata Cha Cha, Mediterranea, Amore intenso Moro perché non moro etc..
Negli anni successivi alla sua scomparsa è Maria Antonietta Sisini a occuparsi del patrimonio artistico della Russo, promuovendone l'arte e mantenendone vivo il ricordo attraverso numerose pubblicazioni postume.
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Marina CicognaMarina Cicogna Volpi, contessa, regina misteriosa e influente di una mondanità spesso segreta e inaccessibile.
- Contessa, se possiamo osare: anche lei ha avuto attrazione per rapporti di seduzione con lo stesso sesso.”
“ Ammetto che mi hanno attirato i personaggi “inconquistabili””, nomi sensazionali che farebbero scalpore: donne e situazioni in grado di darmi emozioni forti. La curiosità è stata sempre per personalità di inconfondibile, raffinata ambiguità. Per donne straordinarie come Silvana Mangano, Ava Gardner. Ma anche con gli uomini è stato così. Ho detto di Hudson, di Delon. Un’altra emozione forte fu la conquista di Farley Granger, di altalenante vocazione.”
- E Florinda Bolkan?
“ Florinda non è stata certo un gioco, ma molto importante nella mia vita.”
- Lei parla, apprezzabilmente, senza complessi per le sue scelte sessuali.
“ Ho vissuto semplicemente come volevo vivere. Ma a casa mia. Ho rispetto per
gli altri. Non si dovrebbe spiare cosa succede in camera da letto. Non mi piacciono le ghettizzazioni, ma neanche gli esibizionismi. Allo stesso modo non bisogna avere paure. E forse io e Florinda siamo state tra le prime a non avere paura. Eravamo due persone note, con una vita pubblica che suscitava interesse.”
- Perché Florinda Bolkan è stata importante, per lei?
“La nostra unione è durata 18 anni, lei era molto giovane, in diversi ruoli abbiamo fatto insieme una certa carriera nel cinema. Lei ha avuto un totale
sostegno, leale, altruista da me. Piaceva a molti: l’idea di spingerla al cinema fu di Visconti e Mastroianni. Florinda era timida e indecisa, rifiutò “Il conformista”, per un filmetto americano. Tra noi c’era un’attrazione molto forte.”
- Perché è finita?
“ Credo che lei si sia chiesta a un certo punto: cosa farei, senza Marina?
E abbiamo preso strade diverse.”
- Il vostro fu un rapporto fedele?
“ Ha importanza? Florinda piaceva molto agli uomini, certo ha avuto una storia con Ryan O’ Neal. La fedeltà è un fatto di età matura, influenzata da
situazioni ambientali.”
- Lei è gelosa?
“ Possessiva, non gelosa. E penso che sia meglio non sapere le cose. Preferisco il pudore, per educazione.”
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Coming out o outing: quando e perché usare una espressione piuttosto che un'altra.
COMING OUT: Nel mondo LGBT l'espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente la propria omosessualità o la propria identità di genere.
Questa espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dal nascondiglio", ma letteralmente "uscire dall'armadio a muro"), cioè "uscire allo scoperto". In italiano è stato tradotto come "uscir fuori" (ad esempio: "a che età sei uscito fuori?") e "venir fuori", ma le forme italiane non sono riuscite a prevalere su quella inglese, a differenza di quanto è accaduto con altre lingue come con lo spagnolo salir del armario e il francese sortir du placard. L'espressione abbreviata comunemente usata, coming out, ha un contenuto ironico, in quanto era – e in parte è ancora – l'espressione usata per indicare il "debutto in società" di una giovane adolescente, di solito al ballo delle debuttanti.
In Italia, l'espressione coming out, che indica una scelta deliberata, è molto spesso confusa con outing, che indica invece l'esposizione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. L'opposto di una persona che ha fatto coming out ("dichiarata") è indicata nel gergo gay col termine "velato".
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OUTING: Col nome di outing il movimento di liberazione omosessuale statunitense ha indicato la pratica politica di rivelare pubblicamente, per ritorsione, l'omosessualità di alcune persone segretamente omosessuali, le quali attaccano pubblicamente l'omosessualità. Il termine deriva dall'avverbio "out", "fuori", contenuto in coming out ("uscir fuori", sottinteso "dall'armadio di una eterosessualità fittizia o supposta"), usato come verbo transitivo (to out), quindi "buttar fuori" (dall'armadio) qualcuno, contrapposto al "venir fuori" spontaneo. In Italia outing è spesso confuso con coming out, che indica invece l'atto di qualcuno che dichiara volontariamente - e non in modo forzato, quindi - di essere omosessuale.
Sempre in Italia, dove l'omosessualità è ancora percepita dai più come un elemento disonorante, il movimento di liberazione omosessuale non ha mai fatto uso dell'outing, sia per ragioni politiche (la rivelazione non si limiterebbe a costringere la persona "outed" a cessare gli attacchi omofobi, ma potrebbe comportarne la rovina sociale e la messa al bando) sia per motivi legali, dato che in base alla legge italiana potrebbe configurare il reato di diffamazione. La differenza sostanziale è che negli USA non si ha diffamazione se si è in grado di provare l'affermazione, in Italia invece il giudice valuta solo se l'affermazione sia diffamante in sé e per sé, indipendentemente dal fatto che sia vera o no, a meno che il querelante consenta "ampia facoltà di prova", cosa che in questi casi non avviene praticamente mai.
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Approfondimenti, Fonti, Bibliografia, Links, testi, citazioni:
Coming Out: http://it.wikipedia.org/wiki/Coming_out
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Caterina de Medici:
a- Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_de'_Medici
b- Biografia di Pierre Bordeille su Zam.it http://www.zam.it/biografia_Pierre_Bordeille+de+Brant%F4me
c- Il libero amore a cura si Parodos http://www.parodos.it/curiositasesso.htm
d- Lesbianas.tv Lesbiche famose: Caterina de' Medici: http://en.lesbianas.tv/catherine-de-medici.htm
e- Su Pierre de Bourdeille e la sua descrizione della Corte di Francia consultare anche Daniela Danna "Amiche, compagne, amanti" Ed. Uni Universe, pagg.175-178
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Suor Benedetta Carlini:
a- Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Benedetta_Carlini
b- Ricerca su lesbiche famose del sito spagnolo Lesbianas.tv http://it.lesbianas.tv/benedetta-carlini.htm
c- Nerina Milletti: Brevissima storia delle lesbiche italiane, su CulturaGay.it http://www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=176
d- Judith Brown: Immodest Acts: The Life of A Lesbian Nun in Renaissance Italy: New York: Oxford University Press: 1986
e- E.Ann Matter: "Discourses of Desire: Sexuality and Christian Women's Visionary Narratives" in Journal of Homosexuality: 18/89(1989-1990): 119 - 132
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Lina Cordula Poletti:
a- Alessandra Cenni in ‘Fuori della Norma’ a cura di N. Milletti e L. Passerini edito da Rosemberg&Sellier, 2007 http://www.ellexelle.com/leswiki/index.php?n=Biografie.PolettiCordula
b- Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Lina_Poletti
c- Fuori della Norma a cura di N. Milletti e L.Passerini - Rosemberg&Sellier http://www.rosenbergesellier.it/Products/Macro_d.lasso?nav=n5&id_macro=3&keyID=405
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Renata Borgatti:
a- Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Renata_Borgatti
b- Biografia su Leswiki http://www.ellexelle.com/leswiki/index.php?n=Biografie.BorgattiRenata
c- Secrest Meryle (1974). Tra me e la vita: A Biography di Romaine Brooks. Garden City, NY: Doubleday. p. 292
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Vittorina Sambri:
a- Einspur su "SuperWheels", ottobre 1999, p. 228 Le motocicliste del Passato: Vittorina Sambri http://www.motocicliste.net/sport/storia3.asp
b- Alessandra Antinori Volume I pagg. 163-165 "Italiane" pubblicato da Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità- 2004- Istituto Poligrafico della Zecca http://www.vedovenere.com/index.php?name=PNphpBB2&file=viewtopic&t=144
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Nietta Aprà:
a- Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Nietta_Apr%C3%A0
b- Leswiki:BIOGRAFIE DI LESBICHE E DONNE ANTIFASCISTE in Italia, Olanda, Germania e Austria di Marina La Farina e Paola Guazzo http://www.ellexelle.com/leswiki/index.php?n=Biografie.Apr%E0Nietta
c: Ritratti di donne in interni' di Gabriella Romano in Fuori della Norma (a cura) di N. Milletti e L. Passerini, Torino, Rosemberg & Sellier,2007, pp 74-85.
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Maria Silvia Spolato:
a- Intervista A Maria Silvia Spolato di Pierangelo Giovanetti su Jesus Anno XXI - N. 6 - giugno 1999 http://www.stpauls.it/jesus00/0699je/0699je46.htm
b- Bibliografia di Maria Silvia Spolato su Leswiki http://www.ellexelle.com/leswiki/index.php?n=Biografie.SpolatoMariaSilvia
c- Atti del convegno La storia che non c’era. Il movimento delle lesbiche in Italia A cura di Arcilesbica nazionale in collaborazione con Centro delle donne di Bologna Associazione Orlando http://www.puta.it/blog/2008/06/26/queer/bologna-pride-la-storia-che-non-cera-il-movimento-delle-lesbiche-in-italia/#more-1537
d- Cronache Recenti di Lesbiche in Movimento di Daniela Danna http://www.danieladanna.it/QV-70.pdf
e- Chi l'ha Vista di Massimo Consoli su Fuorispazio http://www.fuorispazio.net/def_archive_pageshow.php?direktorijum=Gennaio,Febbraio,Marzo,Aprile,Maggio,Giugno,Luglio,Agosto,Settembre_2002&fajl=chihavista.html
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Giuni Russo e Maria Antonietta Sisini:
a- Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuni_Russo
b- Wapedia: http://wapedia.mobi/it/Giuni_Russo
c- Francesco Belais Intervista a Maria Antonietta Sisini "Per non dimenticare Giuni Russo" su CulturaGay.it http://www.culturagay.it/cg/intervista.php?id=270
d- Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Antonietta_Sisini
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Marina Cicogna:
a- Intervista di Cesare Lanza, su “Sette”, supplemento del Corriere della Sera "Marina Cicogna, la donna che amava anche le donne" 3.8.2000 http://www.lamescolanza.com/INTERVISTE0205/0205/MARINA%20CICOGNA.htm
b- Articolo 27 maggio 2009 di Mario Cirrito su queerblog http://www.queerblog.it/post/5362/il-mondo-dorato-di-marina-cicogna-in-mostra-a-roma-che-anni-felici-con-la-bolkan
c: Articolo Settimanale "Chi" N. 6/15 febbraio 2006 di Giulia Cerasoli Sabina Donadio Mai dire Saffo:tutte le ragioni di un tabù http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=2853
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Rosa Vercesi:
a- Nadia Agustoni: Delitto a Torino - "A"rivista anarchica on line anno 31 n. 269 febbraio 2001 http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/269/15.htm
b- Guido Ceronetti: La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria Torino, Einaudi, 2000 http://www.ibs.it/code/9788806156336/ceronetti-guido/vera-storia-rosa.html
c- Giovanni dall'Orto - recensione di La Vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria su CulturaGay.it http://www.culturagay.it/cg/schedaLibro.php?id=845
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Note: tutti i links citati sono stati consultati il 20.12.2009. Qualora non più funzionanti, o contengano materiale diverso da quello segnalato vi preghiamo di comunicarcelo.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Dicembre 2009 11:54 |





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